Troppo stanca

Ma davvero è tutto questo?
Ma che cazzo è?
Ma avete mai avuto la voglia di correre fuori in strada e gridare “ehi, c’è qualcuno? Ohhhhhh ci sono anche io!!! C’è qualcuno che se ne rende conto?”
Ma porca puttana, ma perché deve essere così, ma veramente passiamo così inosservati, urlare o stare zitti, ma davvero deve essere sempre la stessa cosa?

Troppo stanca per pensare
Forse ero al punto di capirci qualcosa
Non so più parlare
Forse è perchè non ho niente da dire
Non volermi male
Quante cose per le mani
In questo inspiegabile groviglio d’intenti
Reggo con fatica
Le orrende e infondate accuse di ieri
Non volermi male
Certe volte l’importante è vedersi più belli
Quanto basta per sentire che il mondo è vicino
E non è perfetto
Ammaliante percezione
La notte conserva preziosi consigli
Non so più domare
Gli istinti repressi da logiche incerte
Non volermi male
Certe volte l’importante è vedersi più belli
Quanto basta per sentire che il mondo è vicino
E non è perfetto.

C. C.

Silenzio assenso, (h)a senso?

Perché mi ostino a farmi andare tutto bene?
Bloccata..
“Perche’ Stefania e’ brava, perché lei si lamenta come può, quando non riesce a contenere tutto, ma poi, ma poi come al solito le passa tutto”
Perché lei, lei e’ così STUPIDA…..poverina
Perché lei prima di arrivare al punto di non ritorno, si fa piacere tutto.
Perché lei ogni giorno si da dell’IDIOTA ma tanto poi alla fine arriva sempre la sera e si va a dormire, e un altro giorno verrà messo nel dimenticatoio, un altro giorno passerà, le parole non dette verranno comunque archiviate, le prese in giro ricevute e non rigettate, zippate e passate per buone.
Furiosa, furiosa con me stessa.
Incazzata di sentirmi un inutile ameba mossa da chissà quale corrente senza sapere dove sta cazzo di corrente mi portera’ o speranzosa di impattare sul primo scoglio che mi possa aprire gli occhi ma che lascera’ inevitabilmente un’ennesima firma sulla pelle.

Quando si e’ piccoli…

Si e’ piccoli quando le cose vengono interpretate con semplicita’ perche’ non si conosce la verita’.
Si e’ piccoli quando aggiungi zucchero alla gazzosa per vedere come le bollicine improvisamente impazziscono e salgono fino all’orlo del bicchiere e fai questo perche’ tuo zio lo fa, forse perche’ si diverte anche lui o semplicemente perche’ ha senso imitare uno grande anche se poi scopri, quando non sei piu’ piccolo, che la sua si chiamava crisi di astinenza.
Si e’ piccoli quando, scrivi la letterina a Babbo Natale, ignorando che la realta’ e’ diversa e che non arrivera’ niente di quello che hai scritto e che quelle righe verranno cancellate presto dalla memoria e dalla tua presenza, ma aspetti fino all’ultimo che lui arrivi comunque.
Si e’ piccoli quando credi che poi passera’, che le discussioni e le urla dei grandi passano come passa la notte e poi domani a colazione, aprendo la porta della cucina la famiglia sara’ riunita come quella del Mulino Bianco, ci sara’ caldo e ti siederai accanto a tuo padre e riceverai un abbraccio.
Si e’ piccoli quando la realta’ parallela che ogni bambino disegna accanto a quella reale continua a farti addormentare serenamente la notte, aspettando che qualcuno venga a rimboccarti le coperte e a leggerti una fiaba.
Si e’ piccoli quando continui ad addormentarti serenamente la notte, tenendo le mani sulle orecchie per non sentire le voci alte che provengono dalla stanza dei grandi e che non sei tenuto ad ascoltare, ma sentirle e’ inevitabile.
Si e’ piccoli quando, cresci, facendo finta che sarai migliore e che costruirai la tua vita e la tua famiglia come quella della pubblicita’ anche se non saprai mai veramente cosa accadra’ dopo i 30 secondi.
Si e’ piccoli quando, cresci, e cerchi di addormentari continuando a tenere le mani sulle orecchie perche’ questa volta le urla provengono da te e si sente sempre l’eco, ma continui a pensare che domani a colazione ci sara’ il tepore ad accoglierti, un buon profumo del caffe’ e qualcuno disposto ad abbracciarti.
Si e’ piccoli anche quando non si e’ piu’ piccoli e le cose che ti accadono e che vedi ti invitano a non fidarti e a prendere una decisione ma non sai come fare.

Sentirsi all’altezza

Fare le cose per compiacere gli altri. E non è mai abbastanza. Cosa si deve fare per sentirsi all’altezza? Troppo severa con me stessa. Sono io che scelgo, sono io che trovo sempre un motivo per cui qualcun altro sarà sempre meglio di me. Perché non sono mai “in tempo”.

Non parlavo inglese…mi sentivo meno e non all’altezza.

Facevo 2 lavori mentre studiavo..mi dicevano che perdevo tempo, mi sentivo meno e non all’altezza.

Ho imparato a fare cappuccini e aperitivi senza nessun insegnamento, solo guardando e senza disturbare. Non è stato capito, ma anzi usato contro… mi sentivo meno e non all’altezza.

Ho lavorato per 7 anni per una ditta esterna perché dal cliente assumono solo i bravi… mi sentivo meno e non all’altezza.

Ho la seconda coppa c… mi sento meno e non all’altezza.

Vivo all’estero, lavoro dal cliente, gli aperitivi li bevo, sono allergica al latte, ho la seconda coppa c… mi sento meno e non all’altezza, comunque.

Rampa di lancio.

Non c’è niente di entusiasmante in quello che ti posso offrire. C’è la quotidianità, una cosa che non ci apparteneva fino a poco tempo fa. Prima c’era un messaggio, ora c’è la carezza fugace tra scolare la pasta e cambiare la lettiera del mini coniglio. C’era un bacio faccina di inizio giornata, ora un leggero tocco di labbra prima di andare via. C’era la voglia di immaginarci assieme, siamo vicini ora alla ricerca di contorni che combaciano. Parliamo poco, le attese sono lunghe e incomprensibili. Descrivi di te una versione che non conosco a cui non posso accedere perché troppo insicura, io. Sembri così semplice ma in realtà il tuo riscatto ti porterà inconsapevolmente a farmi male. Contro ogni pronostico e stile di vita precedente, ti sei annullato perché pensavi ne valesse la pena, ora è il tuo turno. So come andrà a finire, tuo malgrado. Non sono seghe mentali, è la realtà.

Non mi chiedere niente, so che leggerai ma come al solito, coglierai l’informazione che ti serve, per rivenderla in futuro al banco giustificazioni.

27.9.2020

Intermittenti stabili

Siamo nati gitani…chi parte la prima volta e riesce a superare l’attrito di primo distacco, il più tenace, non torna mai più, veramente. Sposta le tende, il richiamo della propria terra ci porta a sentirci sempre in continua trasferta, e le radici non attecchiranno mai, neanche su una buona terra. Non sarà mai come casa ma neanche casa sarà ancora casa.

Chi nasce gitano e sul suo percorso incontra e si scontra con altri gitani, le strade e i percorsi non si separeranno mai, sennò temporaneamente, solo per un’altra transumanza, solo per un’ennesima curiosità di esplorare, solo per un attimo in cui abbiamo bisogno di sentirne la mancanza.

Le nostre tende si rincontreranno in qualche altro angolo di paradiso, o quello che temporaneamente pensiamo possa essere tale.

Good luck my friends…io resto ancora Qui.

Cercarti e non trovarti

Ti ho cercato negli occhi di chi porterà per sempre la tua eredità. Ho cercato il tuo abbraccio frenetico nelle loro braccia, ma la morbidezza e il profumo sapeva di altro. Sapeva di abbandono, sapeva di solitudine, sapeva di fiducia nel lasciarci e farci camminare e crescere da soli. Sapeva di voler bene riflesso, sapeva di essere qui ma con parole e ricordi di altri. Sapeva di sopravvivenza ad una mancanza incolmabile. Sapeva di un’idea ingiustificata a cui aggrapparsi perché “la vita è cosi”, e alla fine non ce ne faremo mai un’umana ragione.

So che ci sei, comunque.

Parole per sempre..(paura di perderti)

Sfiorarle una per una.. È questo quel che mi rimane di te.. le tue parole, le tue speranze, solo tue, perché l’attesa le ha rese vane.

Promettevo a me stessa di non accontentarmi di loro, invece è quel che ho avuto ed è solo quel che resta.

Mi hanno fatto volare, mi hanno fatto sperare, mi hanno dato quel che pensavo mi potesse bastare fino a che le avrei potute finalmente toccare.

Resteranno la, sempre loro, sempre calde fino a che mi stancherò di guardarle.

Toccherò loro, immaginando te.

Chiuderò gli occhi e li riaprirò senza accorgermi che alla fine tutto sarà passato.

Il pallottoliere aiuta ma non risolve.

2 + 2 non fa sempre Quattro.
Anche se la nostra mente ci porta a pensare questo. È anche vero che uscire indenni dalle esperienze di vita e cogliere da esse solo il meglio, ripulirle dai giochetti che ci hanno trasformato e per cui abbiamo voltato pagina, non è sempre facile. Siamo portati, anche involontariamente, ai confronti. Pensiamo di aver imparato la regola e con essa ci difendiamo, ci annulliamo, ci ostiniamo a pensare che anche le apparenti occasioni che possono assomigliarsi ad essa devono essere rigettate.
Si chiama autodifesa. Nessuno è immune anche se siamo certi di averla superata, la regola, e capire che la sorgente questa volta è diversa. Eppure arriva, insolita, indomita, alla prima tonalità riconosciuta, lei entra in azione comunque.

Allora fermati a pensare e riscoprire quanto di bello c’è rimasto ancora, e quanto ancora vuoi scoprire di esso.

Fermati. Prendi respiro e cerca di capire se i suoi ricordi e quello che ti lega, ancora ti fanno battere il cuore, ancora ti fanno chiudere gli occhi serena e sperare che presto tutto andrà meglio.

Fermati. Riapri gli occhi e se quello che vedi di fronte è ciò che desideri, allora stai finalmente crescendo e riscoprirti in questo ti renderà libera e orgogliosa di aver fatto con coraggio un altro passettino in avanti.