Il pallottoliere aiuta ma non risolve.

2 + 2 non fa sempre Quattro.
Anche se la nostra mente ci porta a pensare questo. È anche vero che uscire indenni dalle esperienze di vita e cogliere da esse solo il meglio, ripulirle dai giochetti che ci hanno trasformato e per cui abbiamo voltato pagina, non è sempre facile. Siamo portati, anche involontariamente, ai confronti. Pensiamo di aver imparato la regola e con essa ci difendiamo, ci annulliamo, ci ostiniamo a pensare che anche le apparenti occasioni che possono assomigliarsi ad essa devono essere rigettate.
Si chiama autodifesa. Nessuno è immune anche se siamo certi di averla superata, la regola, e capire che la sorgente questa volta è diversa. Eppure arriva, insolita, indomita, alla prima tonalità riconosciuta, lei entra in azione comunque.

Allora fermati a pensare e riscoprire quanto di bello c’è rimasto ancora, e quanto ancora vuoi scoprire di esso.

Fermati. Prendi respiro e cerca di capire se i suoi ricordi e quello che ti lega, ancora ti fanno battere il cuore, ancora ti fanno chiudere gli occhi serena e sperare che presto tutto andrà meglio.

Fermati. Riapri gli occhi e se quello che vedi di fronte è ciò che desideri, allora stai finalmente crescendo e riscoprirti in questo ti renderà libera e orgogliosa di aver fatto con coraggio un altro passettino in avanti.


			

Stasi indeterminata

Non so se vi è mai capitato, forse no, perché questo periodo non ha precedenti, ma l’impressione raccolta è quella di una fase di congelamento generale.
Una stasi indeterminata, un velo che si è poggiato su tutto e che tarda a farsi portare via dal vento.
Aspettative, progetti, sentimenti, ambizioni, depressione, scoramenti, delusioni, performances, capacità, speranze: tutto fermo.
Impensabile da credere, ma la storia personale si è fermata.
Pensateci bene, ricordate un solo giorno dei mesi passati?
No, perché tutti robotizzati, tutti uguali, uno dietro l’altro, senza una virgola di cambiamento. In coma, in linea piatta senza un impulso da troppo tempo.
Ho provato a riallacciare i discorsi interrotti a fine gennaio, solo per curiosità, solo per cercare di risvegliarli, anche solo per capire se il motivo che mi spingeva a sbrogliarli, prima della fase di congelamento, faceva sempre parte di me o se per sopravvivenza, si era assopito per lasciare intonse le scorte di energie e fastidi, ad altre ingestibili e inaspettate sensazioni. Aprire di nuovo il vaso senza un reale motivo, una reale tristezza, un reale bisogno. Aprirlo solo per riprendere un corteo funebre interrotto, vedere se ancora, dietro il sarcofago di pensieri tutt’ora appesi, si nasconde quel sentimento di inguaribile debolezza.
Smuovere il tempo, creare agitazione, cercare l’impulso se non arriva da solo, crederci per provarci ancora.

Ho un coniglio nano ora, si chiama Cionni e insieme stiamo bene.

40 past 1.

È tutto vero.

Vorrei svegliarmi domani e rendermi conto che è stato tutto un incubo. Vorrei prendere il telefono, chiamarti e dirti “non ci crederai, ma in sogno non potevamo più vederci, e non si sapeva quando tutto sarebbe finito. Era tutto impossibile da fare. Non si poteva uscire di casa, non c’era la possibilità di prendere un aereo per venire da te. Ero talmente giù che neanche sentirti mi faceva ricordare cosa c’era rimasto di noi, della nostra storia. Non aveva più senso niente, neanche continuare a credere in qualcosa che non ci sarebbe mai più stato. Mammamia che brutto. Mi sono svegliata agitata, ma ora che so che era solo un incubo e che fra meno di 3 ore ci vedremo, sto molto meglio”.

Fra 3 ore dormirò veramente, e domani sarà tutto come oggi e l’incubo continuerà ad essere realtà.

Symphony 7, Beethoven – allegretto

Guardo te e mi rendo conto che io non lo sarò mai. Ogni cosa a suo tempo, dicono, e anche se è come uno schiaffo che risveglia alla realtà, me ne faccio una ragione. Ma se è stato così, non rimpiango neanche che non sia successo prima. Ognuno ha la vita che si merita e a me è toccata questa, perché pur inconsciamente, è ciò che ho costruito e voluto. Allontano dalla mente tutti i pensieri avuti sull’argomento, non sono per me e tu sei una conferma. Io sarò solo una accompagnatrice, una presenza nella tua vita o in quelle che verranno dopo di te, odiata o amata, ma solo amorevolmente temporanea. La presenza costante e responsabile per un qualcuno “proprio” la lasciamo a chi nel suo libro della vita avrà lavorato e starà lavorando a questo, a me resteranno i ricordi di quando ho pensato fosse ancora possibile per me.

Forzatamente frigida

Il bene costringe. Almeno quello che si pensa di provare ma che in realtà ci spegne. Gli diamo comunque quel nome, perché abbiamo quello fra le mani e se pur sentendo il bisogno di riscoprire il vero, restiamo in attesa. Ecco io restavo in attesa. In attesa di attenzioni, in attesa di sensazioni, in attesa di orgasmi. E mi colpevolizzavo di sentirne la voglia e ci rinunciavo perché mi convincevo che era banale e non essenziale. Andare contro le voglie anche le più istintive, le più naturali, aspirare a lasciarsi ammaliare anche solo da un odore, semplice profumo e andare in tilt e poi richiamarsi all’ordine e convincersi che, che si, che è tutto sbagliato. Non c’è niente di sbagliato a permettere ai nostri sensi di prendere il comando, scoprire che il nostro corpo è vivo e il sangue può bollire veramente. Toccarsi, conoscersi, agitarsi, abbandonarsi completamente e ricominciare. Perché farsene una colpa?

La livella – 19

Pensateci bene. Ci ha resi tutti uguali. Non ci sono possibilità che tengano. Per chi è povero, ricco, giovane o anziano, di lingua o di colore diverso. È la prima volta in cui le maglie del filtro sono tutte e per tutti uguali. Ognuno deve farcela solo e da solo. Uguali. Una livella perfetta. È la prima volta in cui ci si rende conto che la frenesia non ha valore, correre per cosa ma solo sopravvivere e costretti a fermarsi per forza. Riflettere su quello che abbiamo raccolto, ci guardiamo intorno e non capiamo neanche più chi siamo. Pensateci e raccogliamo questo momento senza limite come la possibilità di cosa avremo voluto veramente e cosa ci basterebbe solo per respirare e sperare. Alla fine esistono i limiti veri occorre solo aprire gli occhi e rendersene conto.

Si lo so, ma non importa!

Perdita di consapevolezza, muri e nessuna progettazione. Dinuovo appesi in attesa del via libera. Cavalli del palio di Siena, stretti alla corda ma pronti a scappare. Attenti ai segnali, vigili, carichi. Il via libera non arriva ancora e la paura di non essere pronti al momento ci lobotomizza. Non abbattiamoci, continuamo a credere che dopo sarà tutto più bello. Riprenderemo a correre, ad abbracciarci, a coccolarci a fare l’amore. Riscopriremo il senso delle cose diventate scontate, della facilità, del viso pulito. Riscopriremo i sorrisi e le risate, momentaneamente coperte e atone. Troveremo chi eravamo e chi saremo. Ti aspetto senza una data, ti aspetto comunque.

Noi al tempo del cv – 19

Sperduti, soli, amareggiati, speranzosi, sognatori, pentiti, disonesti e disorientati, amanti, poeti, commedianti, umoristi, svuotati. Ipocriti, meglio a loro che a noi, tanto è lontano, tanto è una mossa politica, tanto è una semplice influenza. È morte, è solitudine, è sconosciuto, è lui che comanda, è insidioso e temerario.

L’accettazione dei confini limitati e il desiderio degli spazi sconfinati ci trasformerà; e quando tutto sarà finito, quando tutto sarà finito? … l’odore e il profumo dell’aria ci riempirà.

Praga – primo giorno di primavera 2020

Le tue…

Non e’ facile prendere consapevolezza ed esprimere quello che si sente e si e’ veramente.
Il rischio si conosce ma non si fa niente per evitarlo.
Mi sto spegnendo, e sto spegnendo tutto quello che di più luminoso c’e’ nella mia vita.
Non ci credo forse, non ho più la forza di vedere cosa c’e’ dietro le tende.
Prima ero più gestibile, ma una volta scoperta e scoperchiata non si torna indietro.
Prima ero io a gestirle, a tenerle a bada, a nasconderle, anche da me.
Parlarne mi aiuta ma non aiuta la scelta, quella obbligatoria.
Mi vergogno si, mi vergogno di essere doppia. Mi vergogno di essere solare all’esterno e cupa all’interno. Mi vergogno di fingere. Mi vergogno di scappare temporaneamente, mi vergogno di ritornare. Mi vergogno di non prendere una strada. Mi vergogno di non guardare avanti. Mi vergogno di sapere che altri sanno. Mi vergogno di fingere di lottare.
In realtà sono una sola, ma l’accettazione e la voglia degli altri mi porta a recitarne una seconda.
Non mi va bene niente. Non mi piace niente. Apro gli occhi, vivo, prego e poi li richiudo ma tutto resta appeso.
Ti allontano anche se ti vorrei vicino. Odio la tua indifferenza e leggerezza anche se e’ quello che ti chiedo quando non so chi c’e’ al comando. Non puoi aiutarmi anche se pensi di farlo. C’e’ una sola strada e tu la stai seguendo. Ti porterò io, ti accompagnerò io, tu mi starai accanto e alla fine del percorso le impronte saranno due.
Le tue.

Non e’ difficile. Provaci, ancora

STOP. Passa chi si e' fermato per primo.
Il modo di agire di una Nazione e i suoi abitanti lo si capisce anche dalle semplici regole stradali. 
Il Rispetto la prima cosa. 
Rispetto in questo caso per un segnale stradale prima, e rispetto di chi aspetta quello altrui.
Catapultata di nuovo indietro nel tempo, vivo e percepisco cose come se fosse tutto nuovo.
Sara' una sosta di poche settimane, questa volta, e da certi lati, più intensa perché più breve ma non meno coinvolgente.
Questa volta non ti perdo, Canada!