Stasi indeterminata

Non so se vi è mai capitato, forse no, perché questo periodo non ha precedenti, ma l’impressione raccolta è quella di una fase di congelamento generale.
Una stasi indeterminata, un velo che si è poggiato su tutto e che tarda a farsi portare via dal vento.
Aspettative, progetti, sentimenti, ambizioni, depressione, scoramenti, delusioni, performances, capacità, speranze: tutto fermo.
Impensabile da credere, ma la storia personale si è fermata.
Pensateci bene, ricordate un solo giorno dei mesi passati?
No, perché tutti robotizzati, tutti uguali, uno dietro l’altro, senza una virgola di cambiamento. In coma, in linea piatta senza un impulso da troppo tempo.
Ho provato a riallacciare i discorsi interrotti a fine gennaio, solo per curiosità, solo per cercare di risvegliarli, anche solo per capire se il motivo che mi spingeva a sbrogliarli, prima della fase di congelamento, faceva sempre parte di me o se per sopravvivenza, si era assopito per lasciare intonse le scorte di energie e fastidi, ad altre ingestibili e inaspettate sensazioni. Aprire di nuovo il vaso senza un reale motivo, una reale tristezza, un reale bisogno. Aprirlo solo per riprendere un corteo funebre interrotto, vedere se ancora, dietro il sarcofago di pensieri tutt’ora appesi, si nasconde quel sentimento di inguaribile debolezza.
Smuovere il tempo, creare agitazione, cercare l’impulso se non arriva da solo, crederci per provarci ancora.

Ho un coniglio nano ora, si chiama Cionni e insieme stiamo bene.

40 past 1.